Il mio “Panta Rei”…

Secondo me, è lo spettacolo che, agendo sull’anima della gente, più di tutte le mie idee cambierà il mondo… ma soprattutto cambierà la mia persona. Voi vi chiedete come faccio a saperlo? Lasciate che vi racconti il mio “Panta Rei”.
Sin dai primi anni delle superiori, sovente scrivevo poesie in maniera selvaggia, senza nessuna logica. Una volta arrivato all’università, decisi di riunirle in un volume, chiamato “Vite inconscie”; era diviso in 5 parti: nascita, guerra, passione, inconscio, amore. Lo spediii perfino a uno di quegli editori che chiedono soldi per pubblicare, e lui mi rispose con un contratto di pubblicazione. Fu un’emozione incredibile; anche se a pagamento, qualcuno aveva preso in considerazione il mio lavoro. So che non era importante, ma quel gesto era il via che aspettavo; lasciai l’università (3° anno di economia in Bocconi), che comunque conducevo mediocramente; lasciai la mia prima ragazza, Elena, dopo cinque anni di storia e, da un certo punto di vista, lasciai anche la mia famiglia, perchè decisi di partire come animatore (era sempre stato un mio bisogno). Fu nella mia seconda esperienza come animatore, un tour per la Philips in cui parlavo tutto il giorno in rima, che conobbi Deianira Dragone; a detta del mio collega e amico Cristian, lei era perfetta per me; faceva l’attrice. Io avevo 23 anni e lei 21; fu per conquistarla, che le chiesi di aiutarmi a trasformare “Vite inconscie” in uno spettacolo teatrale”; gli attori dovevano essere due, io e lei e, all’inizio, la cosa sembrò funzionare… ma durò poco. Ci trasferimmo a Roma, perché lei voleva frequentare una scuola di teatro di lì, ed io ero perso, in una città “straniera”. Ovviamente, alla fine, tornai a Milano col cuore infranto e i miei sogni teatrali accantonati. Dopo qualche mese mi ripresi e incontrai Paul Deimos, attore. Gli feci la proposta che avevo fatto a Deia e lui accettò; mi misi a scrivere seriamente e in tre settimane avevamo il testo, gli attori e lo spazio per provare: il Leoncavallo. Era il gennaio del 1998, lo spettacolo si chiamava Festonte, come il nome del personaggio del “figlio” ed era totalmente in poesia.  La cosa più fantastica era averlo di fronte, sul serio, vederlo crescere nelle fattezze di attori straordinari e un grande musicista; ma non trovammo mai i ballerini. Per due mesi provammo tutti i giorni (i mesi più belli della mia vita!) e imparai per la prima volta l’amore per il mio corpo; presi contatto con Dario Fo e con Ruth Shammah, ma nessuno sembrò apprezzare la mia opera; misi in dubbio il testo e infine persi tutti, era il 1999. Nei successivi due anni, mentre nasceva il mio spirito con i pianti spirituali, io cercavo invano un teatro che mi capisse. Poi tutto si fermò o quasi. Diverse volte provai a riscrivere “Festonte”, cambiai perfino le scene (divennero 7: concezione, educazione, ribellione, perdizione, punizione, meditazione ed emancipazione), fino al 2010, l’anno scorso, quando il mio amico Francesco, mi diede la scossa; nel suo modo scanzonato, mi disse che era il momento di cambiare veramente. Capii che dovevo riscrivere tutto in prosa poetica, abbandonando la poesia fin troppo difficile; decisi anche di cambiare il titolo e, così, nel novembre del 2010, dalle ceneri del “Festonte”, naque il “Panta Rei”, con un ringraziamento anche alla mia cara amica “Alessandra” di Roma. Oggi, 27 dicembre 2011, il mio 38imo compleanno, il copione è pronto; con un ritorno alle origini, ho optato ancora per 5 scene: nascita, violenza, ossessione, coscienza e amore. Cosa rimane da dire? Che, vi assicuro, non vedo l’ora di vederlo realizzato!

E di cosa parla? …vi chiederete voi! Ecco di cosa parla:

PANTA REI

Spettacolo recitato e danzato.

Cinque le grandi fasi della “umana spirale”: “nascita”, “violenza”, “ossessione”, “coscienza” e “amore”; quattro gli attori (padre, madre, figlio e figlia), accompagnati da due ballerini (madre natura espressa nei suoi “femminile” e “maschile”). Tutti vivono profondi conflitti interiori ed esteriori, per cercare o ribadire la propria identità. Grazie a un testo ispirato, a una recitazione naturalistica, a musica fortemente emotiva, a balletti primordiali e a scenografie dinamiche, questo spettacolo conduce sia i personaggi che lo spettatore dal nulla, all’amore assoluto, il panta rei, con l’accettazione totale dell’altro. Viene così descritta la naturale evoluzione dell’uomo, verso una reale “Divinità” fatta di perfetto amore.

 

ISOCRAZIA vs. DEMOCRAZIA

Iniziamo dai significati, entrambi dal greco: Isocrazia vuol dire “Uguaglianza di potere” mentre democrazia vuol dire “Potere al popolo”. Già da questo si desume come nel primo caso si profuma una fragranza di equa libertà, mentre nel secondo compare minaccioso un pugno alzato.
Se noi consideriamo la politica come un servizio al cittadino e voglio proprio sperare che la pensiamo tutti così, questo vuol dire che chi lavora in politica, lavora in un’azienda di servizi le cui entrate sono rappresentate dalle tasse e le uscite appunto da questi servizi al cittadino. Diamo un fuggevole quanto allarmato sguardo all’azienda gestita dal disastroso sistema democratico. Tre poteri e già capiamo che ci sarà sicuramente un terzo incomodo; un capo assoluto o quasi su cui gravano tutte le questioni e quindi anche quelle di cui non capisce niente, tanto la responsabilità è sua! Oppure una miriade di persone a rimbalzarsi le leggi e i regolamenti senza pensare di dare una sfoltita a quelle precedenti; oppure i partiti, i pescecani, che combattono senza esclusione di colpi per raccattare quell’oncia di potere e rovesciarsi a vicenda ogni volta. Questo è il risultato del potere democratico; come fa il produttore a dare il proprio potere al consumatore??
Guardiamo invece come potrebbe funzionare un sistema isocratico. Innanzitutto è basilare che i coordinatori abbiano uguale potere. Questo è categorico, diversi ruoli sì, ma uguale potere. A livello di logica sarebbe meglio pensare a un numero di poteri, e quindi di coordinatori, dispari; proprio per la possibilità, in caso di questioni comuni, di avere una maggioranza assoluta. A mio parere tre poteri sono troppo pochi per gestire l’intero carico dell’organizzazione dello stato; ci vogliono cinque poteri e questi a mio parere sono:
POTERE LEGISLATIVO
POTERE ATTUATIVO
POTERE VALUTATIVO
POTERE REVISIONALE
POTERE RAPPRESENTATIVO
I primi quattro si completano a vicenda: fare e attuare le leggi i primi due mentre giudicarle e revisionarle il terzo e il quarto; il quinto potere è l’importantissima immagine e vale anche come voto decisivo in caso di pareggio tra gli altri. Bisogna anche dire che questa divisione dei poteri potrebbe essere utilizzata come schema anche per quanto riguarda i settori economici (beni e servizi – profit e no-profit). Certo, potrei spendere molte parole in più su questi cinque poteri, ma non mi sembra così difficile arrivarci. Mi sembra invece importante dire che avranno comunque e sempre un potere uguale tra loro, solo il ruolo sarà diverso. Cinque capi; questi uomini e donne si presenteranno già in staff; il cittadino voterà lo staff dei cinque (pentacoalizione) che farà ogni passo della campagna elettorale come un’unica forza, senza capi ne padroni e con l’intenzione di governare un paese. Naturalmente questa è solo la cima dell’iceberg; per organizzare un tale cambiamento sarebbe necessario che prendesse il potere una forza rinnovatrice che pensi anche alle soluzioni dei problemi, non solo hai problemi delle soluzioni; una forza tale da poter riscrivere una volta per tutte il modo di governarci con una formula che, solo il nome lo dice, è uguale per tutti. ISOCRAZIA – dal greco – uguaglianza di potere.

Il mio percorso spirituale; le visioni

Per risalire alla mia prima esperienza spirituale, dobbiamo tornare al 1980; avevo 6 anni (sono nato il 27/12/1973). Andavo all’elemantari dalle suore della sacra famiglia, in via Noe a Milano. La mia insegnante, tale Suor Lucia, disse alla classe di pensare la semplice frase “Io sono io” e di vedere cosa succedeva. In me accese qualcosa di incredibile; riuscivo a concepire l’essere me stesso mettendomi a confronto con l’essere di mia madre; visualizzando questi concetti e queste immagini, nella mia mente di bambino, arrivavo a sentirmi in una bolla invulnerabile e, all’altezza della mia pancia, sentivo una scossa di piacere simile all’orgasmo ma molto più profonda. Continuai a fare quel giochetto per un paio d’anni e poi smisi, dopo averlo detto a mio padre che, naturalmente, non sentiva niente.
Poi, più nulla per tanti anni, almeno fino ai miei pianti spirituali nel 2000. Dopo questi, ancora silenzio, ma non assoluto. Già dal 2001 cominciai a vedere i volti delle persone che trasfiguravano; se li osservavo intensamente negli occhi, diventavano veri e propri volti diversi dall’originale. Mi capita anche ora in realtà, e sono sempre più definiti. Questa mia peculiarità cominciò nel 2001. Un’altra capacità spirituale è la lettura della mano e dei tarocchi, che pratico dal 1997; oggi si è arricchita delle letture varie quali; ambiente, occhi, aura, rughe sulla fronte, qualsiasi cosa dia un’immagine e un messaggio, nomi, numeri ecc…. Insomma, mi do da fare. Comunque, per quanto riguarda le esperienze mistiche, a parte vedere i cartoni animati nelle gocce su un vetro e vedere persone nelle cortecce degli alberi, niente di particolare fino al 20 agosto 2011.
Ero appena tornato da un’esperienza incredibile dove avevo ricevuto le peggio ingiustizie, senza venirne minimamente scosso. Ero in un villaggio e, senza apparente motivo, mi avevano licenziato. Una volta tornato a Milano incominviarono le visioni. Davanti al Leoncavallo banchettavo felice con amici. Ad un certo punto vidi chiaramente una donna rotolare fuori da un cane; mi sembrò del tutto normale. Ecco che iniziava la più profonda esperienza mistica della mia vita: un risveglio! Un mio amico mi aveva invitato da lui in collina e io, senza indugio, partii. Già nel viaggio vedevo tutto a cartoni animati, quando arrivai da lui, la cosa era diventata fortissima; fu in quel momento che capii la quarta dimensione, e la mia mente si aprì. Cominciai a trasformare tutti i volti che vedevo nelle cose. All’inizio erano sempre disperati ma, col mio intervento mentale, diventavano tutti sorridenti. A quel punto arrivai sotto un grande ponte e vidi il personaggio più disperato; salvai anche lui e, come preso da un istinto irrinunciabile, cominciai a risalire il torrente sotto il ponte. A quel punto, vidi l’evoluzione dell’essere umano dal protozoo all’uomo. Vidi pesci trasformarsi in anfibi…e poi, nelle rocce, vidi rettili e tutta la storia della vita. Alla fine c’erano persone incastrate nella terra; in tutte le mie visioni, queste sono state le uniche che leggermente mi hanno turbato. C’erano gambe contorte che uscivano, ed erano di una verosimiglianza incredibile. Entrai in uno di tre tubi di scolo che si affacciavano su uno bellissimo squarcio di bosco. Uno dei tre era piegato, come a impedire alla bellezza di uscire. Un altro era libero, e infatti mi servii per tornare indietro. L’ultimo aveva davanti le più spaventose e realistiche gambe contorte che abbia mai visto, fatte di spazzatura. In quel momento pensai che quella fosse la mia anima gemella intrappolata, ma non ebbi il coraggio di avvicinarmi. Una volta tornato indietro, ero pieno di energia e quello che avevo vissuto mi sembrava del tutto normale e autentico. Tornai a Milano e incontrai le persone che avevo lasciato al Leo. Proseguimmo la nostra festa in un’atmosfera come non avevo mai visto; suonai e cantai come non avevo mai fatto, in maniera celeste. Poi, cominciai a vagare per la città, tra San Siro e il Sempione. Lì vidi luci da tutte le parti, gli arcobaleni sulle schiene, il miracolo della ciabatta, con la cenere sulla cinghia sinistra e la suola destra ricreata; poi un’astronave tipo “Giapponese” nel cielo, gli alberi che erano persone, la musica giusta sempre presente nell’aria. Poi muovevo i punti di energia, guarivo toccando o provocavo enorme dolore sfiorando…..le persone si avvicinavano curiose. Parlai con molti…e poi tutto si calmò.
Dopo quell’esperienza, da settembre a oggi, mi sono successi altri fatti strani; ho visto muoversi autonomamente le ombre come fossero cartoni animati, ho visto piccoli schermi pieni di immagini davanti agli occhi di una mia amica e , soprattutto…..HO IMPARATO A DISEGNARE!!! SIIII!!! Era sempre stato un mio sogno. Sono proprio contento! Poi scrivere con destra e sinistra in tutte le direzioni mi fa sentire un sacco come un supereroe!!! Yeeeeaaaaa! Dai che ce la facciamo!!!!

Alcune poesie…….

Questa poesia l’ho scritta intorno al 1995; ero in una pizzeria con un’amica e suo padre, malato terminale non ancora in stadio avanzato. Secondo i medici aveva 6 mesi di vita. Quell’uomo mi disse che il suo più grande rimpianto era di non essere partito per l’Africa a soccorrere i bambini sofferenti; era un suo sogno e la routine di città glielo aveva fatto dimenticare. Io presi un tovagliolo di carta e una penna che avevo, e gli scrissi di getto questa poesia:

Africa
Era il principio e la passione
quando una lacrima creò tale infinito….
dolce atomo in quest’oscuro presagio.
Un universo esplose negli urli dei tamburi…
TAM TAM TAM
Cuore di popolo, figli del bagliore.
E quando l’occhio, violentato e umido,
soffice si pose sulla rossa sabbia
schiava e ribelle…
il sogno si svegliò,
sul tuo dolore… tuo per sempre…
l’Africa

Per anni ho citato questa poesia a tutte le ragazze che mi ispiravano; era il mio cavallo di battaglia… ancora oggi mi capita di declamarla a qualche giovane sensibile. I casi della vita mi allontanarono da quell’amica, Stefania, e da suo padre. Non ne seppi più nulla. Ma questa poesia, ancora oggi, vive e quindi anche il ricordo di quelle bellissime persone^^. Miracoli dell’arte!!!

La seconda poesia che vi scrivo è la prima che ho mai scritto in vita mia; avevo 15 anni e nella mia scuola c’era una ragazza con gli occhi più belli che io avessi mai visto in vita mia. Occhi propaganti energia. Le scrissi questo:

Occhi colorati dal cielo
di una limpida purezza…
mi esplorano, disarmano ogni mia follia
e complici del sublime sentore…
pacati mi esaudiscono.

Naturalmente gliela passai, e ovviamente lei continuò a non considerarmi. XD
La terza poesia è quasi buffa, tutta in rima; l’ho scritta ispirandomi a una domanda della mia amica Lara. Un nostro discorso via sms, la portò a chiedermi: “Tu hai voglia di…?”
Io le risposi:

Voglia di volere liberamente,
di volare semplicemente,
di valere sinceramente.
Voglia di essere affini, di stare vicini,
di scegliersi bambini!
Voglia di sentimento
e che ognuno sia contento.
Voglia di verità,
senza più bisogno di carità!
Voglia di essere te… e Simone,
e tutto il mondo…
pronti all’emozione!!

A Castro Marina, nel residance dov’ero capo animatore, spesso organizzavo serate poetiche.
Quando la scrissi, mi trovavo proprio lì.

Ora, qualche frase che ho partirito e che rispecchia molto bene la mia filosofia…

1) finchè non saremo tutti, ma proprio tutti profondamente felici e gioiosi, non lo sarà del tutto nessuno; quindi, per il bene di tutti, andiamo tutti salvati…naturalmente ognuno con i suoi tempi.
2) Il tutto contiene ogni cosa, perfino il nulla.
3) L’esistenza è composta di tre parti: dal punto di vista dell’essere umano queste sono: uomo, donna e natura……dal punto di vista della natura sono: maschile, femminile ed essere umano………..nel centro sempre e comunque la donna, LA VERA SOSTANZA.
4) Nel nome del padre, della madre, del figlio, della figlia e dello spirito santo (il cuore).
5) Un giorno vedremo nel cielo la vera storia dell’esistenza.
6) L’anima gemella è la donna (o l’uomo) dei nostri sogni perchè in essi vive e respira.
7) Il tutto è una logica emozione totalmente eccitante e condivisa da tutti in toto.
8) Il diavolo è una dea che vola, mentre Dio è l’esploratore dell’Io.
9) Il sesso non è un mezzo, ma uno scopo, tanto quanto lo è la conoscienza.
10) Nessun uomo è un isola???…io lo sono, un’isola aperta a tutti.

Un giorno l’anima si renderà visibile attraverso un arcobaleno che ci uscirà dalla schiena…come un ala perfettamente equilibata e sincronizzata dalla terra al cielo. Un ponte composto da tutti i nostri arcobaleni, aprirà una breccia nello spazio tempo e ci permetterà di trasportare il ricordo dell’intera esistenza nel “pre-tempo”… Lì esploderà e creerà il tutto, come già lo stiamo conoscendo. Da quel momento, il tempo finirà e il cielo si aprirà di meraviglie. Quel giorno….forse…..tra un anno…. noi tutti, finalmente, saremo liberi!! Sperem!!!!!

La mia malattia

Ebbene sì, la diagnosi è una: bipolare. La sentenza è chiara già dalla parola; saltello tra i due poli opposti come un ago impazzito. Bisogna intervenire; mi somministrano Litio e Risperidone e tutto sembra normalizzarsi. In effetti è così, si normalizza. Ma cosa è successo, qual’è la vera storia di questo mio disagio?
Naturalmente, la primissima espressione della malattia avvenne con i miei pianti spirituali, nel 2000. Ma nulla a confronto dell’anno 2002, il più doloroso della mia vita. La ricerca delle coincidenze si era placata e stavo passeggiando allegramente al Parco Sempione; era maggio. Ad un tratto, senza nessun peavviso, sentii un “paradossale” sorriso incontrollato assalirmi la faccia; le mie gambe cominciarono a muoversi da sole; credevo di andare verso la mia anima gemella. Nella mia testa erano chiare le immagini dell’arco della Pace. Camminai spedito fino a quando, di fianco all’arco, mi feci coinvolgere da un gruppo di barboni; rimasi con loro tutto il giorno e la notte, fino a mattina. Durante quel periodo mi convinsi, date le somiglianze, che loro erano le reincarnazioni di grandi uomini del passato. C’era Franco che era Cicerone e poi Nur…Gesù (ho proprio visto la sindone sul suo volto mentre dormiva), poi Jengis Kahn, Che Guevara e Martin Luther King. Credevo in loro come testimoni della nascita di un Dio, cioè io; ballavo e predicavo e scioglievo i nodi di persone sofferenti che venivano dal parco. Ad un certo punto mi appartai, mi sdraiai per terra sull’asfalto e in quel momento sappi con certezza che stavo per morire; ne ero certo! E in effetti, da un certo punto di vista, fu.così. La mia bocca si sigillò e respirai solo col naso. Metà di me era morta. Poi l’opposto, con il naso sigillato e la bocca respirante. Finito quel processo feci una cosa incredibile: mi alzai, andai spedito verso il sosia di Che Guevara (che tra l’altro era un gay dichiarato) e gli tirai un violento schiaffo con una perfezione incredibile. Era la prima volta che alzavo le mani contro qualcuno; era il 2002! Lui non capii neanche cosa era successo ma naturalmente si allarmò; mi chiese perchè l’avevo fatto ed io gli risposi perchè lo amavo. Poi mi colse una debolezza incredibile, e i barboni mi accudirono. Per questo sono lieto che, con discrezione, presero i soldi che avevo. Dopo quella notte incredibile, tornai dai miei genitori. Nella settimana successiva li coinvolsi nella conoscenza di quei barboni; poi ebbi un crollo. Ero molto teso e mi ricoverarono al pronto soccorso. Quando i dottori mi visitarono, io parlai loro con lettere casuali e parole inventate; lo fecevo per attivare la loro attenzione. Poi mi fecero il catetere e mi trasportarono, con il lettino, nel classico “corridoio d’ospedale”; in quel momento mi sentii come Gesù in croce, con la differenza che io ero trafitto nel centro; naturalmente avevo allargato le braccia. Dopo questo episodio tornai a casa perfettamente ristabilito e passò un’altra settimana. Fu a quel punto che, per la prima volta, realmente vagai per la città e vissi esperienze che sarebbe difficile descrivere in poche righe, tutte con tanta bontà in comune. Poi, vicino a casa dei miei, ad un tratto, seppi con certezza che stavo per guardare in faccia il male, per sconfiggerlo. Mi girai di scatto verso una porta, dove c’era un piccolo leone come battiporta, e lo guardai occhi negli occhi; lì vidi una luce verde in lontananza. Saltellando verso casa dei miei, dissi al cielo: “sono libero”…ma era un’illusione. Entrato in casa c’era mio cugino stranito; cominciai a benedirlo. Vidi mia zia con un pennarello di luce intorno al corpo di almeno 5 cm. e poi, il resto, l’ho cancellato dalla memoria, come se non lo avessi mai vissuto. Mi risvegliai in ospedale due giorni dopo. Mi raccontarono che mentre mi portavano in ospedale ero serafico e che scattai solo quando mia madre azzardo una proibizione sul Parco Sempione. Mi dissero che ero come impazzito. Quando mi risvegliai, stavo già malissimo; avevo un buco nero all’altezza del plesso solare. L’estate del 2002 è stata la peggiore della mia vita, aiutata solo dal supporto dei miei e dalla mia amica Barbara; pensavo solo al suicidio, anche se non lo avrei mai fatto. A novembre iniziai a lavorare nel bar del Teatro San Babila, giusto per reagire; ero il “barista che non sorride mai”. Stavo male! Non riuscivo quasi a camminare dal nulla che mi divorava. Poi, a primavera 2003, stetti meglio. Partii per la stagione d’animazione con una fifa blu… ma andò tutto bene, mi ero ripreso pienamente. Mi dissero di smettere le medicine. Tutta la mia spiritualità era pressochè dimenticata, pensavo solo a star bene. Poi, nel gennaio del 2004, nuova crisi, ma più leggera. Partii lo stesso per la stagione…4 mesi a 1500 metri, e stavo male! Ma andò tutto bene per fortuna; il fatto che la stagione fu mediocre come affluenza, mi aiutò. A primavera 2004, camminando in via Donatello a Milano, smisi di provare dolore. Comunque i dottori, in questa seconda crisi, avevano dato la loro diagnosi: bipolarismo, e ovviamente avevano adeguato le cure. Da allora sono sempre stato bene, e prendo le medicine. Certo, il mio viaggio spirituale è ripreso, ormai le visioni non mi spaventano più, ne creano distruzione in me. Il “brufolo” è stato schiacciato e, infatti, dal 2004 le mie idee e i miei progetti sono passati da 2 a 15, e tutta la mia creatività ha continuato incessantemente a sgorgare. Lo vedrete voi stessi^^. Intanto mi prendo il mio bel litio e aspetto di capire dove tutto questo viaggio condurrà. La cosa certa è che io non prevedo sconti di pena: SAREMO TUTTI GIOIOSAMENTE FELICI!!!!!

Io e il teatro.

Da sempre, ritengo che il teatro sia il maggior ed il miglior contenitore d’arte che esista. Come tutti i contenitori, per quanto capienti, ha bisogno di un minimo di organizzazione per poter essere utilizzato al massimo delle capacità; il “Panta rei” è stato in questo il mio maestro e la mia palestra. La cosa più interessante di questo spettacolo è la costruzione piramidale: una base (la scena 1, la nascita) e due coppie di opposti (2^ e 3^ scena, violenza e ossesione – e la 4^ e 5^, coscienza e amore). Che “strano” disegno matematico!! E il teatro, come ce lo inseriamo? Innanzitutto dovremmo trovargli il diretto opposto; qual’è l’opposto del teatro? Beh, facciamo qualche associazione; la scena teatrale, per portare ad una riflessione, dovrebbe porsi come alter ego allo spettatore, per fargli vedere l’altra parte del sè. Quindi, un opposto del teatro (per definizione un suo strumento), potrebbe essere lo stesso ego. Converrete con me che l’egocentrismo o l’egoismo che trapelano dalle diverse opere, spesso le rovinano o le rendono incomprensibili. Allora la prima regola è considerare l’ego come il mezzo e non lo scopo.
Passiamo ora agli altri due opposti speculari di “teatro” e “ego”. Per poterlo fare, dovremo affidarci ancora al meraviglioso gioco delle associazioni mentali. Il teatro potrebbe sposarsi bene alla parola “tempio”, che comporta una preghiera. La frase “il teatro è una preghiera” è bella e armoniosa…ma possiamo andare oltre: alla parola “tempio” si associa la parola “sacralità” che porta alla parola “gesto”; quante belle parole abbiamo trovato! Ora non rimane che trovargli la giusta collocazione. Abbiamo il teatro da una parte e l’ego dall’altra; in mezzo abbiamo la “gestione” di un sacro tempio di preghiere. Ecco l’ego-teatro, un puro e semplice rito. Quindi, in questo modo, abbiamo trovato il primo macro-gruppo: il “teatro rituale”, che tende a trovare la formula perfetta e a ripeterla all’infinito. A questo gruppo fa sicuramente parte il mio Panta Rei, e anche la Santa Messa. Dall’altra parte della ritualità, abbiamo l’intrattenimento, quando lo spettacolo, volutamente, non è mai uguale al precedente e si tende a far partecipare il pubblico; in questo gruppo c’è sicuramente l’animazione; ma qual’è il giusto nome da dare a questo macro-gruppo? Facciamo il gioco di prima. A “intrattenimento” si lega la parola “arte”, o “comici dell’arte”, e quindi la parola “comicità”; inoltre, “arte” si lega anche con “piacere”, che porta al “fuoco” e alla “sacralità”, punto di contatto col teatro rituale. Ok, abbiamo tutte le parole…qual’è l’ordine? I due opposti sono “arte” e “intrattenimento”; nel mezzo un fuoco sacro, piacevolmente comico. E il nome? Per me sarebbe bello chiamarlo “teatro sacro”, perchè la risata e tutto quello che ne comporta è la cosa più sacra che può esistere; la comunicazione divina della gioia; cosa c’è di più sacro? Quindi, alla fine di questo gioco logico, abbiamo un “teatro rituale” e un “teatro sacro” … detto così, mi sembra che funzioni!^^ Anche perchè, nel primo, ciò che conta è la ritualità ripetitiva del gesto (come per la Luna), mentre nel secondo, la sua irripetibile sacralità (come è per il Sole). Please, cerchiamo di non confonderci!

I miei “pianti spirituali”

Sicuramente di grande importanza, i “pianti spirituali”, tre in tutto, hanno dato vita al mio percorso spirituale. Il primo è stato nel lontano 1999… era tarda estate, mi sembra ieri. Preso da un’ispirazione irrinunciabile, con zaino, sacco a pelo e chitarra, parto per un viaggio, senza mete precise, ma con la profonda convinzione di “trovare qualcosa”. Nella prima tappa, sulla costa adriatica, conosco un marinaio russo e una famiglia che mi ospita qualche giorno; lego moltissimo col figlioletto. Poi vado a Roma, ad Assisi (dove dormo sotto un ulivo), a Pontedera e infine a Sorrento (ospitato dall’affollata spiaggia). Insomma, nient’altro. Sconsolato decido di tornare e, appena seduto nella carrozza del treno per Milano, prendo nel mio zaino un libro di teatro con l’intenzione di leggerlo; attiro così l’attenzione del mio vicino di posto, tale Max Cividati, attore/maesto di teatro e facciamo subito amicizia. Lui mi invita ad uno stage su Shakespeare in una chiesetta sconsacrata a Specchiaiola, in Toscana; la partenza è fissata per tre giorni dopo. In quel momento, l’unico sogno per me importante, era realizzare il mio progetto teatrale “storico”; capirete che non potevo assolutamente perdermi quello stage! Senza soldi, vendo l’intera collezione originale di Dylan Dog per pagarmelo, e mi avvio; il primo giorno nessuno mi colpisce, ma il secondo arriva Aron Marzetti, bello come un pirata e, a mio parere, con un aura di santità; mi fa una profonda impressione! Ad un certo punto ci ritroviamo in una stanza, a parlare di cose mistiche (io allora ne sapevo ben poco); c’è un altro ragazzo, Carmelo, studente della Bocconi. Aron ci dice di aver assistito o sentito di cose incredibili e sovraumane; Carmelo non ci crede, io assisto. Ad un certo punto, dopo un intervento particolarmente “distruttivo” di Carmelo, Aron tira fuori una voce dal profondo del suo essere, una voce quasi sovraumana. Quello che dice non è importante, ma come lo dice, sì; quella vibrazione si propaga dentro di me con una violenza inaudita, e mi fa scoppiare in un pianto fatto di urla e di sfoghi; un pianto di almeno 15 minuti. Mentre io piango, Aron prega muovendo le mani davanti al mio volto; Carmelo non so. Finito di piangere, esco dalla stanza e una ragazza dello stage mi chiede se sono resuscitato (parole testuali)….io mi spoglio e mi rotolo sul prato. Questo è il mio primo “pianto spirituale”.
Il secondo avviene nel 2000, poco dopo Capodanno e ha come protagonista la mia amica Alessandra. Per la prima volta mi appaiono le coincidenze in tutta la loro potenza; ogni cosa ha un senso, e così anche per Ale. Seguendo queste “indicazioni dell’ambiente”, ci ritroviamo in Piazza della Repubblica; dopo un pò cominciamo a litigare furiosamente e, nel mezzo della mia bestialità, mentre lei se ne sta andando, una voce dolcissima, la più dolce che io abbia mai prodotto, esce dalla mia bocca e le dice di restare, che tutto va bene. Ovviamente lei resta e io, appena certo della sua presenza, finisco il mio sfogo assurdo e violentissimo e incomincio naturalmente a piangere. Anche in questo caso, subito dopo, sono colmo di energia e di luce.
Il terzo pianto è avvenuto il giorno dopo; preso dalle coincidenze, comincio a girare per Milano, ma non succede nulla; decido di tornare a casa dei miei, dove abitavo e, appena mia madre arriva, mi metto in posizione joga e con l’aria assente sul mio letto. Vedendomi così, lei cerca di scuotermi e mi tira una sberla. A quel punto una voce, come quella di Aron, dalle profondità del mio essere e assolutamente indipendente dalla mia volontà, dice: “io sono Dio”….parole testuali, uscite dalla mia bocca e indipendenti dalla mia mente. A quel punto mia madre comincia a piangere e io con lei. Alla fine ci ritroviamo mano nella mano (forse l’unica volta in vita tra me e mia madre!!) e andiamo soavi da mio padre che, nell’altra stanza, stava cercando di rintracciare mio cugino psicologo.
Insomma, tre esperienze davvero incredibili, ma non le più incredibili della mia vita. Vi racconterò sicuramente nel dettaglio anche le mie visioni, e gli incontri che ho avuto con uomini incredibili (non tanti quanti potrebbero essere, purtroppo!). Siamo solo all’inizio ^_^