se volete fare amicizia………….

If you want to become friends with me and my girlfriend Laura, you can contact us on ridiessorridi@live.it or call us at 0039/345/8587900 … signed Simone “Coen” Balduzzi… alchemic name “AEA” …. arcaic name “Sabù”… artistic namr “Jamo”…….. and Laura “Sciarra” Ledonne… alchemic name “Yuì”… arcaic name “Ywù”… artistic name “Lulè” …..

A friendly hug of hands to everybody

volete fare amicizia con me e la mia compagna laura, ci trovate su ridiesorridi@live.it oppure al 0039/345/8587900 … F.to Simone “Coen” Balduzzi … nome alchemico “AEA” …. nome arcaico “Sabù” … nome artistico “Jamo” ……. e Laura “Sciarra” Ledonne … nome alchemico “Yuì” …. nome arcaico “Ywù… nome artistico “Lulè” …..

Un amichevole abbraccio di mani a tutti ^_^

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Io e il teatro.

Da sempre, ritengo che il teatro sia il maggior ed il miglior contenitore d’arte che esista. Come tutti i contenitori, per quanto capienti, ha bisogno di un minimo di organizzazione per poter essere utilizzato al massimo delle capacità; il “Panta rei” è stato in questo il mio maestro e la mia palestra. La cosa più interessante di questo spettacolo è la costruzione piramidale: una base (la scena 1, la nascita) e due coppie di opposti (2^ e 3^ scena, violenza e ossesione – e la 4^ e 5^, coscienza e amore). Che “strano” disegno matematico!! E il teatro, come ce lo inseriamo? Innanzitutto dovremmo trovargli il diretto opposto; qual’è l’opposto del teatro? Beh, facciamo qualche associazione; la scena teatrale, per portare ad una riflessione, dovrebbe porsi come alter ego allo spettatore, per fargli vedere l’altra parte del sè. Quindi, un opposto del teatro (per definizione un suo strumento), potrebbe essere lo stesso ego. Converrete con me che l’egocentrismo o l’egoismo che trapelano dalle diverse opere, spesso le rovinano o le rendono incomprensibili. Allora la prima regola è considerare l’ego come il mezzo e non lo scopo.
Passiamo ora agli altri due opposti speculari di “teatro” e “ego”. Per poterlo fare, dovremo affidarci ancora al meraviglioso gioco delle associazioni mentali. Il teatro potrebbe sposarsi bene alla parola “tempio”, che comporta una preghiera. La frase “il teatro è una preghiera” è bella e armoniosa…ma possiamo andare oltre: alla parola “tempio” si associa la parola “sacralità” che porta alla parola “gesto”; quante belle parole abbiamo trovato! Ora non rimane che trovargli la giusta collocazione. Abbiamo il teatro da una parte e l’ego dall’altra; in mezzo abbiamo la “gestione” di un sacro tempio di preghiere. Ecco l’ego-teatro, un puro e semplice rito. Quindi, in questo modo, abbiamo trovato il primo macro-gruppo: il “teatro rituale”, che tende a trovare la formula perfetta e a ripeterla all’infinito. A questo gruppo fa sicuramente parte il mio Panta Rei, e anche la Santa Messa. Dall’altra parte della ritualità, abbiamo l’intrattenimento, quando lo spettacolo, volutamente, non è mai uguale al precedente e si tende a far partecipare il pubblico; in questo gruppo c’è sicuramente l’animazione; ma qual’è il giusto nome da dare a questo macro-gruppo? Facciamo il gioco di prima. A “intrattenimento” si lega la parola “arte”, o “comici dell’arte”, e quindi la parola “comicità”; inoltre, “arte” si lega anche con “piacere”, che porta al “fuoco” e alla “sacralità”, punto di contatto col teatro rituale. Ok, abbiamo tutte le parole…qual’è l’ordine? I due opposti sono “arte” e “intrattenimento”; nel mezzo un fuoco sacro, piacevolmente comico. E il nome? Per me sarebbe bello chiamarlo “teatro sacro”, perchè la risata e tutto quello che ne comporta è la cosa più sacra che può esistere; la comunicazione divina della gioia; cosa c’è di più sacro? Quindi, alla fine di questo gioco logico, abbiamo un “teatro rituale” e un “teatro sacro” … detto così, mi sembra che funzioni!^^ Anche perchè, nel primo, ciò che conta è la ritualità ripetitiva del gesto (come per la Luna), mentre nel secondo, la sua irripetibile sacralità (come è per il Sole). Please, cerchiamo di non confonderci!